Essere o apparire?

di Cristina Veronese


Ci barcameniamo ormai tra un “Mi piace” e un “Ti defollowo”; tra uno smile e un pollice inverso.

Account spazzatura seguiti da milioni di followers, foto che sfidano le leggi fisiche del fisico likate con migliaia di cuoricini, influencer che non m’influenzano. Ma cosa sta succedendo in rete?

L’istinto che mi spinge a cercare per ogni cosa la causa e l’effetto, mi ha condotta oggi ad un dilemma sociale che dilaga sul web: essere o apparire? La risposta politicamente corretta è ovviamente la prima. Voltaire filosoficamente direbbe: “È importante coltivare il proprio giardino.” E dovrebbe in effetti essere così: arricchire le nostre conoscenze, coltivare noi stessi, non restare in superficie ma approfondire ciò che vediamo, che viviamo, che speriamo. Avere passioni, interessi e confrontarsi con gli altri, visitare quindi anche altri giardini. Ma la realtà sul web è ben diversa. Ovvero, i giardini altrui si visitano, ma soprattutto per i fiori. Il mondo virtuale, tranne qualche ambiente culturale e in questo Twitter primeggia, è apparenza. In una parola superficialità. Irrisori motivi per ostentare un selfie, previo pesante ritocco; seguono luoghi e locali frequentati per dimostrare status sociale e poi cibi, mostrare quello che si mangia: “Perché?” Le donne sperimentano vanità e sui social è facilissimo essere appagate, e non importa se la foto è di 15 anni prima o se stramazza sotto 5 filtri di fotoritocco. Ho sperimentato sul mio profilo: una foto normale ha successo solo con gli amici, una foto di un mio racconto solo con gli addetti ai lavori, una foto dei miei piedi a spiaggia o una posa alla red carpet ed ecco giungere il picco di messaggi privati: “Mi piace come scrivi.” Il successo è assicurato. Gli uomini propongono invece, quando possono addominali, altrimenti particolari del perfetto gentleman. Le foto dei profili pullulano di polsini con gemelli, Rolex al polso, marche automobilistiche prestigiose e altri simboli di fascino maschile alla James Bond. Si cerca quindi di apparire, ma non ci si accontenta. Si postano foto ammiccanti in costume da bagno e poi si finge di offendersi per complimenti audaci. Mostrare sì, ma con l’illusione di essere apprezzati per il nostro essere. E allora vai di citazioni copiate dal web, magari senza sapere neanche se l’autore è quello o senza mai aver letto una riga dello stesso. Vai di frasi forzatamente ironiche, sovente copiate; ma l’ironia è un’arte, una forma d’intelligenza che non tutti posseggono. Insomma si cerca di apparire per farsi notare e poi si cerca di essere, spesso quello che non si è. Ma questo è il mondo virtuale, niente è come appare.

Ma ecco l’ultima domanda: “E nella vita reale invece lo è?”

Digitalmente vostra

Cri


Smanetto senza ritegno sui social, mi procurano sempre nuovi spunti di riflessioni, trovate quelli passati su questo blog e su:

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