di Cristina Veronese

Aveva impiegato più di un anno a costruire qualcosa che le si stava sgretolando sotto i piedi. Anche lui aveva lavorato molto, tutto era stato compiuto con la solita premeditazione, anche se nessuna precedente o contemporanea relazione virtuale si era protratta per così tanto tempo. Aveva imbastito la tela con cura, alternando chat intelligenti e silenzi strategici, dettagli seducenti e tante parole che sapeva esser da lei desiderate. In cambio lui riceveva tante conferme e a sprazzi anche amore. Poi un giorno lei si era accorta di aver voglia di piangere, senza riuscirci. Quella non era sicuramente felicità. Lo era stata? Forse, ma ora era finito il tempo. Si asciugò la lacrima che scorreva lenta e sofferta, come l’atto che si accingeva a compiere. Mentre lei si voltava e se ne andava ne scese un’altra e poi ancora gocce, sempre più pesanti. Finalmente piangeva e non si accorse che le lacrime che scendevano non erano tutte sue. Questa volta anche lui era rimasto impigliato. Tutti e due avevano costruito una rete, avevano impiegato un anno a realizzarla, era bastato un momento di lucida consapevolezza per disfarla. Restavano ora solo fili sospesi.