L’uomo vive di ragioni, ma sopravvive di sogni.


L’amore a 20 anni ha un sapore, a 50 ne ha tanti. Questa considerazione mi si è rivelata dopo la lettura del libro del quale svelerò l’autore solo alla fine di questa brevissima non-recensione.

Due vite, due storie che s’intrecciano quando la vita ha già dato. Nascono domande esistenziali: ho fatto quello che volevo? Ma esattamente, cosa voglio? Il problema del protagonista maschile, che si racconta con stile diretto e carico di emozioni, è proprio questo: non si ricorda più cosa sognava, cosa desiderava.

Cocteau diceva che i sogni sono la letteratura del sonno, ecco Vittorio non aveva più letteratura.

Laura, la protagonista femminile, invece non aveva smesso di sognare ma lo faceva di nascosto, per poter continuare a subire la vita.

La storia non è scontata, i personaggi neanche. Impossibile non innamorarsi di Alba la donna a cui vorrei assomigliare nel mio futuro. La scrittura è… stile libero: avanza, incalza, ti induce ad una pausa riflessiva, continua, una risata e poi il finale che non ti aspetti.

Comunque, quando a fine giornata capisci che non vuoi stordirti col sonno, ma desideri sognare, quella è la consapevolezza che vuoi di più.

Forse vorresti solo avviare la tua macchina della felicità.

Nessun sogno è soltanto un sogno.

La macchina della felicità di Flavio Insinna (Mondadori 2014)


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