di Cristina Veronese

In silenzio osservo la mia biblioteca come non avevo mai fatto. Leggo lentamente i nomi sul dorso dei libri e mi accorgo che sino ad ora mi ero concentrata, per la loro classificazione, solo su alcuni parametri. Due grandi categorie: italiani e stranieri, suddivisi poi per genere letterario, infine ripartiti per autore. C’è poi lo scaffale da leggere; quello abbandonati; quello da recensire e quello aspetto ispirazione. Ma se ora io classificassi i libri a seconda del sesso dell’autore? Eliminando i miei 85 libri di Liala, 81 romanzi e 4 edizioni differenti, che sfalserebbero la mia tesi, osservo quanti autori maschi ho letto o devo ancora leggere e quante sono le scrittrici. Il rapporto è il seguente: 2 donne ogni 8 uomini. Provate a farlo anche voi. Analizzo il programma delle più importanti manifestazioni letterarie, i firma-copie nelle librerie e la mia ipotesi prende corpo. Gli autori maschi sono in maggioranza. Altro giro sui social, stessa storia. Eppure agli eventi letterari il pubblico è in prevalenza femminile, nettamente! I lettori, come si deduce osservando gli utenti ed i cinguettii di Twitter, attualmente il crocevia delle attività social-letterarie, e soprattutto secondo i dati Istat, sono in stramaggioranza donne. Altro giro sul web, questa volta per spulciare i premi letterari. Premio Nobel della letteratura assegnato a 100 uomini e solo a 13 donne; il Premio Strega a 60 uomini e 9 donne, l’ultima nel 2003 a Melania Mazzucco, dunque ben 14 edizioni fa. Prima riflessione: non ci sono abbastanza scrittrici? Falso. Le donne in cerca di editore sono moltissime: le incontro agli eventi, ai concorsi, sui social. Seconda riflessione: sono le case editrici che preferiscono gli uomini? Spero che sia falso. Non voglio pensare che gli editori siano misogini ma che, tranne qualche raro e prezioso esempio, seguano semplicemente la domanda del mercato. Quindi sembrerebbe che sia le donne che gli uomini vogliano leggere autori maschi. Ma perché? Forse perché agli uomini non importa capire, neanche attraverso la lettura, il mondo femminile? Forse perché le donne invece sono interessate a conoscere quello maschile attraverso la loro scrittura? Perché sperano leggendo di trovare storie e punti di vista differenti dal loro?
Eppure le carezze all’anima che ho provato leggendo le pagine di penne femminili…
Ci sarebbe anche il capitolo: ma scrivono tutti, anche quelli che non lo sanno fare, politici, sportivi, cantanti, influencers che non m’influenzano. Ma questa è un’altra storia. Concludo con un’ultima domanda e se le mie emozioni ve ne hanno fatte sorgere altre: ho raggiunto il mio scopo. L’autrice, filosofa esistenzialista e teorica del femminismo Simone De Beauvoir scriveva:
“Vi sono risposte che non avrei la forza di ascoltare e perciò evito di porre le domande.”
Ma a volte certe domande, anche se si teme la risposta, occorre porsele. Perché le case editrici non si sforzano di credere un po’ di più nelle donne? Potrei così evitare la tentazione di propormi al prossimo concorso letterario con uno pseudonimo, rigorosamente maschile. In ogni caso come dice la scrittrice francese Madeleine Chapsal:
“Leggere protegge”
quindi proteggiamoci, leggendo qualsiasi autore.